Il primo giorno di lavoro

Avevo appena finito il corso ed ero pieno di buoni propositi. Avevo ripassato tutta la lezione sulla corretta gestione degli alberi, le auxine, le giberelline, la compartimentazione, avevo fatto colazione mentre facevo finta di parlare con Shigo e mi rispondeva pure. Poi la settimana scorsa avevo ritirato io la pensione della nonna, le avevo detto per farle un favore ma poi la spesi quasi tutta da Bambin Sementi confidando nell’Alzheimer. Ci avevo messo due settimane a scegliere l’attrezzatura, stetti sedici ore di fila al telefono a chiedere consigli a tutti gli esperti che mi vennero in mente, finché non mi ritrovai al commissariato con l’accusa di molestie telefoniche.
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E la luce divenne legno

Quando ero piccolo conoscevo un castagno dal tronco cavo nel quale si poteva entrare dentro, il fondo era ricoperto da uno strato di foglie secche e scricchiolanti ma risultavano comunque confortevoli e accoglienti una volta eliminati i ricci. Era un rifugio perfetto, anche se un po’ scontato per giocare a nascondino o per sedersi in cerchio insieme agli altri a gambe incrociate come fossimo stati il consiglio dei guerrieri della tribù dei Chirikaua, capeggiati dal grande Geronimo. Su altri alberi era facile arrampicarcisi, mettendo alla prova il proprio coraggio, l’equilibrio e la forza per tirarsi su e arrivare tra gli apici più alti.

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Arborista

Nell’articolo precedente abbiamo individuato come si colloca nel mondo dell’arboricoltura l’arborista ed abbiamo detto a grandi linee chi è. Lungi da me è affrontare l’argomento in modo da tracciare i profili psicologici degli arboristi, ne vi tedierò parlando delle tecniche che ogni singolo “scalatore di alberi” usa, o con questioni tecniche su corde o attrezzi. Piuttosto, vi voglio parlare dei diversi tipi di approccio che i vari climbers hanno in questa foresta di alberi sparsi sulla quale lavorano e vivono.

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Arborista, treeclimber o arboricoltore

Oggi vi voglio parlare della mia professione e di chi la svolge, chi sono, come si chiamano veramente e cosa fanno coloro che lavorano con gli alberi e sugli alberi. Oggi il nome treeclimber è diventano un accezione con un significato ben preciso persino ai fini normativi. Il nome treeclimber di per se non spiega molto bene quale lavoro si svolge sull’albero, infatti quando mi chiedono che lavoro fai ed io rispondo il treeclimber, vedo varie reazioni diverse, o confuse o divertite, nel migliore dei casi, gli amanti dello stile di vita “naturale” rimangono da subito affascinati ma difficilmente, il termine comunica perché salgo sugli alberi.

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Ecco il perché del Kettlbell Lifting

Un uomo della mia età può decidere di fare molte cose è questo che penso quando sto con le mani in tasca e mi guardo intorno con lo sguardo da ebete fermo ad un angolo del centro immerso nell’unico raggio di sole di un autunno anticipato ma in fondo non è poi così vero, posso solo fare ciò che mi è concesso ma sento che ho ancora qualcosa da spendere in termini di emozioni, posso ancora guardare la vita con la smorfia di quando ballo un brano rock degli anni ottanta e dirgli “guardami tu mi hai messo il piede sul collo tante volte cara puttana ed hai sempre vinto tu ma io mi rialzo e continuo a ballare come un folle, scoordinato ma pieno di folle energia”. Ed allora cosa può fare un treeclimber per far si che la forza di gravità e le intemperie non lo schiaccino e non lo consumino?? Deve tenersi in forma deve continuare a ballare.

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Volti fra le foglie

Quando si arrampica sugli alberi e si lavora insieme sulla stessa chioma, spesso si parla ci si racconta della nostra vita della nostra visione, siamo solo noi lassù in alto e ogni tanto ci diamo un occhiata per vedersi in faccia e allora spicca uno sguardo fra le foglie e gli occhi in quella cornice verde sono ancor più lo specchio dell’anima. Per me una persona con la quale salgo sugli alberi non è una persona come le altre, per me è speciale perché condivide come me una visione aerea del mondo, perché come me vive in equilibrio, perché affida la sua vita ad un pezzo di corda di poco più di un centimetro di diametro ed infine perché prende la propria vita nelle proprie mani. Continua a leggere Volti fra le foglie

Stagioni

Un passo avanti all’altro con un sacco di iuta pieno di pine, o se volete che mi esprima in termini più tecnici di strobili di Pinus pinea, arranco nel campo arato per raggiungere la vecchia auto di mio padre per depositare il tutto nel bagagliaio e finire la giornata, è così che ho cominciato. Giravo per le campagne e quando vedevo dei poderi circondati da pini chiedevo al proprietario se potevo raccoglierle in cambio di una leggera potatura. Salivo inventandomi sistemi rudimentali che con il tempo ho perfezionato. Generalmente ero solo, quando avevo fame mi fermavo a mangiare sotto un albero, quando avevo raccolto almeno un paio di quintali smettevo e andavo a venderle, è così che è iniziata la mia avventura tra le chiome. Continua a leggere Stagioni

Power Line

Il braccio da 40 m della gru mi passa sopra la testa, con attaccato una branca da 35 quintali. Il cielo è nuvoloso e sembra venga a piovere da un momento all’altro. I rami sono appoggiati nel campo, dove la vecchia quercia bianca ha vigilato per anni sullo scorrere del tempo, l’erba del campo è grassa e soffice e cresce su un terreno morbido e scuro, dove finisce, il campo inizia il bosco che esplode di colori autunnali in pieno contrasto con il cielo grigio del novembre del New Jersey. Continua a leggere Power Line

La paura degli alberi

La parola foresta significa fuori dalla città, quindi è ovvio che per l’uomo moderno il bosco sia luogo oscuro e ricco di pericoli, ogni fiaba, racconto e storia dona al bosco l’aspetto oscuro e misterioso abitato da creature bizzarre e pericolose come orchi, streghe folletti.
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Davvero pensate che gli alberi desiderino essere abbracciati?

La foresta è l’opposto della civiltà è il luogo, dove l’uomo non abita non vive e dove non ha mai vissuto è l’esatto contrario della città. A metà strada tra la foresta e la città vi sono i boschi. I boschi sono allevamenti. Di foreste vere, primarie, in Italia vi è rimasto ben poco, vi sono però boschi antichi, in altre parole coltivazioni di alberi abbandonate da quasi un secolo o più dove gli alberi hanno ripreso i loro spazi e le loro proporzioni, proprio grazie al fatto che l’uomo si è dimenticato di loro.
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